Mario e Maria

“Mario e Maria Fornero raccontano i primi anni della Cisv”

Il nostro incontro con la “Fraternità di Reaglie”

Nel 1967 Paolo VI lancia un appello: “Ai nostri figli cattolici appartenenti ai paesi più favoriti, noi domandiamo l’apporto della loro competenza e della loro attiva partecipazione che si dedichino a vincere le difficoltà delle Nazioni in via di sviluppo.”
Da parte nostra, Elio, Maria e Mario, in quel periodo avevamo avviato una serie di incontri e riflessioni decidendo di unire la nostre forze e i nostri risparmi per realizzare il desiderio di un viaggio in Africa.
Nel 1970 approfittando del periodo delle ferie e dei risparmi messi in comune, partiamo per la Tanzania ospiti di padre Franco Cravero, missionario della Consolata, a Ngololo, diocesi di Iringa.
Al nostro ritorno siamo invitati a recarci a Reaglie, presso la Comunità fondata da don Riva.
E’ il mese di ottobre 1970, oltre ai residenti troviamo molti giovani ai quali raccontiamo il nostro viaggio e facciamo vedere le diapositive.
Quando stiamo lasciando la Comunità don Riva ci corre dietro e prendendoci sotto braccio ci chiede: “Volete frequentare la nostra Comunità, sabato prossimo abbiamo un incontro di “Fraternità”, siete invitati. Ci guardiamo in faccia e qualcuno di noi risponde: “Perché no”.
Questa decisione ha cambiato la nostra vita.

Ora  inizia per noi un nuovo cammino, facciamo parte di una Comunità che condivide solidarietà, comunione di beni, preghiera, una Comunità che si ispira alle prime comunità cristiane: “Essi ascoltavano con assiduità l’insegnamento degli Apostoli, vivevano insieme fraternamente, partecipavano alla Cena del Signore e pregavano insieme. (At.2-42).
Il giorno 8 dicembre 1971, il Cardinale Pellegrino scrive l’Enciclica: “Camminare insieme”.

La Comunità è formata da un gruppo di “Missionarie laiche Diocesane” e “Gruppo d’Impegno: “Quartieri – Terzo Mondo”. Molte famiglie arrivate dal sud Italia sono state alloggiate prima alle Casermette e poi spostate in un Quartiere di Torino (via Artom). Alcune della Comunità vanno a vivere con loro e formano la “Fraternità di via Artom”.
In uno degli incontri del “gruppo Terzo Mondo”, mentre don Riva sta facendo un viaggio in Africa ci confrontiamo sulla possibilità di partire per un servizio di volontariato in Africa. Sette persone si rendono disponibili a partire. Con don Riva ne parliamo al suo ritorno e informa il cardinale Pellegrino il quale sa di un Vescovo del Burundi, Mons, Makarakiza della Diocesi di Gitega e presidente della Conferenza Episcopale del Burundi che cerca volontari.

Siamo nel 1972, don Riva mi chiede di accompagnarlo in Burundicisv in africa con lo scopo di conoscere la realtà che il paese sta vivendo. Dai giornali leggiamo che è in atto una guerra civile. Viene spedito un telegramma a Mons. Makarakiza chiedendo indicazioni. Dopo qualche settimana arriva la risposta: “Venite pure”. Arriviamo in Burundi (tralasciamo la situazione che il paese sta vivendo), Nyabikere sarà la località che ci accoglierà.

Nel ’73 mese di agosto, Maria ed io partiamo per preparare l’arrivo degli altri 5, Gabriella e Elio, Mira, Maria Ardu, Carla, che ci raggiungeranno. Nel 1973 il nome della Comunità è:” Comunità Impegno “Strada e Deserto”, “Sulla strada incontri l’uomo e nel deserto incontri Dio”.
In Burundi, nella Provincia di Gitega a 1700 mt. di altezza,  inizia il suo cammino la “Fraternità di Nyabikere”.

Difficoltà a Reaglie
Nel 1978 a Nyabikere  riceviamo una lettera dalla “Fraternità di Reaglie”: ci chiedono che qualcuno di noi rientri in Italia per evitare che la casa di Reaglie chiuda.
La notizia ci sconvolge, se Reaglie chiude i volontari devono rientrare tutti. Per alcune sere,  al lume della lampada a petrolio ci confrontiamo per capire cosa dobbiamo fare, quali decisioni prendere. Siamo tutti d’accordo che il lavoro che abbiamo avviato continui e che di conseguenza qualcuno di noi deve rientrare, Maria e Mario sono disponibili, se tutti riteniamo che si possa fare.
Chi rientra chiede a chi rimane di riflettere e concordare come affrontare la situazione, chi rientra sa che deciderà in pieno accordo con i volontari che rimangono in Africa.

Si prende contatto con chi frequentava la “Fraternità” i quali ci assicurano una piena disponibilità per fare sì che la “Fraternità di Reaglie riprenda il cammino”. La nuova Comunità diventa: “Comunità Impegno Servizio Volontariato” (CISV), prendiamo contatto con la FOCSIV e nel 1980 siamo riconosciuti come ONG dal Ministero Affari Esteri.
Prima cosa da fare è trovare un lavoro. Nell’ambito Diocesano e anche alcune Parrocchie sono convinti che Reaglie chiude e pertanto cessano gli aiuti che inviavano. Per questo abbiamo preso contatto con loro per informarli che il nostro rientro ha questo scopo: rifondare la Comunità per permettere ai volontari di continuare il loro lavoro.

A noi viene proposto di lavorare, a metà tempo al “Servizio Diocesano Terzo Mondo, Maria al mattino e io al pomeriggio con l’incarico, per Maria, di mantenere un rapporto con i preti Diocesani “Fidei donum”, sono Sacerdoti che operano nelle missioni all’estero. Io mi occupavo della gestione del Centro Documentazione, con Maria nell’organizzazione della Quaresima di fraternità, faremo in modo che uno di noi sia sempre presente a Reaglie, con lo scopo di rifondare una nuova Comunità che avrà il compito di avviare la “vita comune”, sostenere i volontari rimasti in Burundi e progettare una ONG.
Un aiuto importante lo abbiamo dai soci esterni che si rendono disponibili.
Don Giuseppe Riva, che viveva a Reaglie ha chiesto al Vescovo di ridargli una parrocchia, ma anche se esterno non ci ha mai fatto mancare il suo impegno e il suo aiuto.
Oltre a ridare vita ad una nuova comunità, dobbiamo trovare dei candidati volontari da mandare in Burundi in appoggio a quelli di Nyabikere.

Poco per volta la Comunità di Reaglie riprende vita, incominciano ad arrivare, per informarsi chi in via Magenta (Claudio) chi viene a sentirci là dove ci invitano, (vedi Luca). Poi arriva anche chi vuole partecipare alla vita comune. Una ragazza infermiera, che oggi lavora al Gruppo Abele, l’abbiamo vista alla festa dei “Quarant’anni in Burundi”, abbracciandoci ci ha detto “mi sembra di essere tornata a casa mia”.
La vita di fraternità poco per volta definisce quali sono i momenti importanti della vita comune: periodicamente la revisione di vita: ci si confronta su quelli che sono i problemi, le difficoltà, gli aspetti organizzativi, i momenti di preghiera, la comunione dei beni, l’accoglienza.

La vita di “fraternità” si ispira alle prime comunità cristiane: “Avevano un cuor solo un’anima sola, tutti godevano di grande simpatia”. Tre sono le parole chiave: CONDIVISIONE, VITA SPIRITUALE, ACCOGLIENZA.
Nel 1989 Maria e Mario vedono che sono molti i giovani impegnati a Reaglie, allora pensano che sia bene fare spazio: di comune accordo decidono di lasciare la fraternità di Reaglie.
Tenteranno di avviare una nuova fraternità ad Albiano.