Ritiro delle fraternità 2014

Anche quest’anno, ad Albiano d’Ivrea, le fraternità durante la festa di san Francesco, hanno vissuto un momento importante del loro cammino. fraternità di albiano interno cortile

La mattinata e il primo pomeriggio è stato riservato a quanti vivono all’interno delle fraternità per un confronto sul tema della spiritualità ed un approfondimento con d. Ernesto Vavassori.

A partire dalle 17.oo di sabato 11 ottobre, la festa è proseguita con il coinvolgimento della Comunità CISV:

  • ore 17.00 Merenda
  • ore 17.30 Impegni comunitari
  • ore 18.30 Preparazione cena
  • ore 19.30 Pizza!
  • ore 21.00 Incontro con gli ospiti del popolo Nasa della Colombia

 

La spiritualità concretissima dell’Uomo Nuovo
Il tema della Spiritualità, sul quale abbiamo voluto confrontarci, occupa un posto centrale nella storia e nella vita delle fraternità e di tutta la Comunità CISV. E’ nella forza dello Spirito e nella disponibilità alle sue sollecitazioni che tanti anni fa i “nostri fondatori” hanno dato inizio all’esperienza comunitaria nella quale siamo stati accolti e viviamo. Nella riconoscenza e nella responsabilità abbiamo voluto iniziare la giornata ascoltando la testimonianza di Mario Fornero che ci ha raccontato il clima spirituale degli inizi e come sono state affrontate nella preghiera e nella fede le vicende che hanno segnato gli anni in cui la comunità ha assunto i contorni che ancora oggi la rappresentano. Fin dalle origini questo ha voluto significare per la Comunità, dedicare anche uno spazio fisico per condividere la dimensione spirituale nella preghiera, nell’ascolto della Parola di Dio e nel silenzio. “Il settore di lavoro sarà volontariato internazionale e il riferimento sarà alle “prime comunità cristiane” (ogni sera preghiera e ogni due settimane revisione di vita). Va tenuto presente che in comunità si accettavano credenti e non credenti, ai quali dicevamo: ci riferiamo alle “prime comunità cristiane.”

Anche a Locana dove ora vivono, Mario e Maria Mario e maria Cisvhanno vissuto e proposto la preghiera come esperienza trasformante dando ad altri la possibilità di scoprirne la bellezza, la forza e la gioia. Il compito che ci aspetta è quello di vivere nell’oggi, con tutte le sfide che la contemporaneità ci rivolge, la dimensione spirituale che tutti sentiamo come irrinunciabile. Nei lavori di gruppo seguenti, tutti hanno avuto la possibilità di raccontarsi e di esprimere le svariate modulazioni di un tema così vasto. Nella condivisione, le parole ascoltate hanno suscitato reazioni e percorsi che hanno sfiorato le innumerevoli sfaccettature in cui si riflette una dimensione così profonda e ineffabile quando si tenta di comunicarla con parole. Nel pomeriggio abbiamo ascoltato l’intervento di Don Ernesto che ha suscitato ulteriori riflessioni e che riportiamo qui di seguito. Nell’infinità dei percorsi emersi, sono individuabili due linee principali: una che riguarda la spiritualità in quanto dimensione universale e un’altra che si realizza nello specifico cristiano.

Un Dio inafferrabile
Spiritualità è un termine neutro mentre una parola caratterizzante è “esperienza spirituale”, se Dio si rivela, lo fa strappando quei simboli che parlano della sua venuta. Questo è il significato del velo del Tempio che si squarcia quando Gesù muore. Cosa c’era dietro il velo: nulla, il mistero di Dio IRROMPE, è necessaria la condizione interiore di lasciare che Dio sia Diverso da come lo vorremmo e senza presumere di trattenerlo. Tentiamo di localizzare Dio; ma Dio è sfuggente! Dio non è né qui né là ma viene come colui che va atteso, una eterna attesa! Viene ma spiazza continuamente, è sempre al di là e noi non possiamo circoscriverlo. Dio viene oggi ma non sappiamo sotto quali spoglie. Dio è ciò che ci abita e che è più grande di noi e che non cessa di rivelarsi. Alterità assoluta rispetto a noi e al creato, separato da tutto ciò che è limite, male e negatività. Questo è il significato di Santo “Kadosh”: “Totalmente altro”. L’esperienza di fede autentica avviene quando colui che è in ricerca si rende conto di quanto sia viva l’alterità di Dio. Se avvertiamo questo siamo nella “periferia” dell’esperienza spirituale. Dio è altro e non è omologabile, questo apre lo spazio, nelle nostra realtà, a tutte le diversità, apre lo spazio del Mistero e permette la diversità e alle diversità di esistere.

Il silenzio di Dio
Il silenzio di Dio è lo spazio che si apre e ci consente di ascoltare una parola nuova! Elia fa l’esperienza vera di Dio nel Silenzio e gli consente di ascoltare una parola nuova, è il luogo di formazione continua: la consapevolezza di essere di fronte a un mistero! Stiamo sulla soglia: non possiamo entrare a due gambe nella vita degli altri. In questo spazio/ distanza da Dio, può nascere e crescere una comunità di cercatori di Dio. Dire Spiritualità è come dire Santità nel senso che dicevamo sopra. La fraternità è comunione di pellegrini in ricerca del SILENTE. Più si cammina verso il silente, più si crea comunione e tanto più sarà sofferta questa ricerca, tanto più sarà autentica. Anche per Gesù la Passione finisce di fronte al silenzio del Padre.

L’esperienza di Dio: unità nella diversità
Il tempo è la dimensione costitutiva dell’esperienza spirituale. Le nostre differenze non possono diventare motivo di conflitto. La conflittualità incontrata deve aprirci al silenzio. Quando si sta nelle relazioni umane accettando questa dimensione, cambia la mente e il cuore al livello dei rapporti umani. Svanisce la paura della differenza e/o il desiderio di omologare l’altro. L’esperienza spirituale è esperienza di Dio: vivere l’unità nella diversità. Il terzo “rompe “ la coppia! Nella Trinità, il terzo, lo Spirito, rompe la coppia! La non identità è il modo in cui si realizza lo comunione. La non-identità è ciò che permette di costruire la comunione. La ricerca di Dio è un atto intersoggettivo. La stessa natura non è solo struttura biologica. Noi siamo fatti per essere “Uditori della Parola”.

L’uomo spirituale
La persona spirituale è caratterizzata da una interiorità dialogica che decide di entrare in dialogo e mettersi in ascolto. Il cammino spirituale è necessariamente personale ma esige l’intersoggettivo, il TU! non si contrappone! Tutti però siamo parte di un cammino che ci precede e non è un cominciare sempre da capo. Raccogliamo continuamente tutto ciò che ci ha preceduto! E. Fromm afferma che portiamo dentro di noi l’eco del grido di dolore dei dinosauri quando si sono estinti!
Nella lettera ai Galati al Cap. 5 Paolo sostiene che l’uomo spirituale è quello che non vive secondo la “carne”. La spiritualità cristiana non è un discorso sull’anima: il volto di Dio per un cristiano è determinato dal riferimento a Gesù, che è Figlio perché assomiglia al Padre nel comportamento.
Lo Spirito per un cristiano è lo Spirito del Figlio. Quell’uomo spirituale che fu Gesù di Nazaret, che ha riassunto il significato di tutto il suo cammino spirituale in quel: “fate questo in memoria di me”. Stare in questa memoria, nello Spirito di Gesù, nella comunione con lui, rende vitale ogni esperienza istituzionale. L’Adamo riceve lo Spirito, non è già dentro di lui, ma lo riceve da fuori.
Nella bibbia si riscontra l’antitesi Antico – Nuovo, Adamo – Gesù. La dialettica Antico – Nuovo si esprime anche nella esperienza della conversione che è una struttura antropologica in cui si passa continuamente dall’Antico al Nuovo. Nel tempo, nel divenire che è la dimensione in cui siamo inseriti. La vita spirituale è un divenire Fede, Speranza e Amore (Virtù teologali) e Obbedienza che è scegliere Gesù Cristo come verifica per la propria vita spirituale. L’uomo nuovo è l’uomo della SPERANZA: in Gesù c’è soltanto il Si alle promesse del Padre. Lo Spirito di Gesù Risorto: è il Cristo Cosmico, compimento spirituale del progetto di Dio sul creato.
L’uomo spirituale è l’uomo radicalmente umano che vive fino in fondo la sua umanità nello Spirito del Risorto, come Lui. E’ questo “COME” che specifica il cristiano, è la dinamica del DONO: do me stesso perché l’altro viva. La scelta per l’UOMO NUOVO! Ma in principio non c’è la volontà, c’è la Grazia e l’Amore. Nell’essere fedeli all’umano non si sbaglia mai. L’essere fedele all’umano ci mette sulla soglia del mistero! Ci porta a rispettare il mistero che è incontrato in ogni persona, il mistero che è l’altro.
Da tali riflessioni, l’idea di proseguire il percorso per l’intero anno e il Consiglio Direttivo successivo ha proposto tre incontri , a partire da gennaio, sul tema della Spiritualità, animati dalle Fraternità ed aperti a tutta la Comunità CISV. Inoltre le fraternità si sentono chiamate ad impegnarsi a collaborare nella preparazione dei momenti forti che già la Comunità CISV vive tradizionalmente (Natale, Triduo Pasquale, Pentecoste, Festa di San Francesco)