Ritiro delle fraternità 2013

Restituire, per qualcosa che vale di più

Il ritiro e la festa delle fraternità si sono tenuti quest’anno, ritiro-fraternita-2012-1come già da tempo facciamo, ad Albiano, il 5 e 6 ottobre 2013 article source.

Il tema centrale è stato quello della condivisione delle spese e restituzione al Sud del mondo, su cui ciascuna fraternità aveva riflettuto al proprio interno per portare una proposta che potesse essere discussa, per definire una linea comune tra le fraternità, da proporre anche alla comunità Cisv click.

Le fraternità, quindi, sabato, si sono raccontate come oggi vivono la condivisione economica e la restituzione, e hanno provato a pensare proposte per una forma di restituzione concertata insieme article source.

ernesto vavassoriE’ stato fondamentale l’aiuto di Don Ernesto Vavassori, che, pur rimanendo con noi per poco tempo, nel pomeriggio di sabato, ci ha permesso di andare oltre le visioni unilaterali, recuperando il gusto originario della vita comune, quel “primo amore” con la cui forza si riesce ad affrontare tutto, perché se ne sente il senso ed il desiderio.

http://jahaniha.ir/map Il primo atto di restituzione è di noi stessi: c’è un mondo vitale che ci restituisce continuamente a noi stessi e ci permette di essere ciò che siamo. Prima di tutto, quindi, la restituzione è una forma di accoglienza: devo collocarmi dentro la vita, le relazioni, la mia storia, con un atteggiamento di accoglienza, perché tutto mi viene dato.

here La cosa più importante in una vita comune è il riprendere e maturare continuamente la scelta di fondo, il primo amore per questa esperienza: il perché originario che ci ha motivato a sceglierla. In tutte le situazioni di vita, non è la forma di vita che conta ma il crescere nella dimensione di figli, in cui vivere la nostra reale dipendenza da tutto e per tutto.

source Il bisogno della “legge” che definisca cosa è la restituzione e come la debbono rappresentare le fraternità, manifesta il nostro peccato, il nostro limite, perché in quanto esseri umani dobbiamo continuamente limitarci, obbligarci: è così, va accettato come dato di fatto e anche con gioia, ma con la consapevolezza che siamo chiamati anche ad andare oltre.

go here La restituzione è in realtà qualcosa che ci viene dato: non possiamo lasciare nulla se non abbiamo trovato qualcosa che amiamo di più. Un argomento ricorrente in Gesù, nei Vangeli, è proprio l’economia: se ci si ferma al possedere, non ci si trova e non ci si sente “restituiti” a se stessi.

Il denaro ti dà diabolicamente la sensazione di essere al sicuro (per questo è mammona,  che significa essere rigidi, arroccati). È per questo che ci attira, ci fa litigare: perché rimette in discussione qual è il primo amore, il vero innamoramento della nostra vita.

http://pbgolfcars.com/map Quindi la scelta concreta va collocata dentro una cornice, perché cambia significato a seconda della cornice in cui la inseriamo.

Ma perché allora dobbiamo parlare così tanto del denaro? È la domanda di chi si pone dentro un percorso di fede: se ci si pone spesso questo problema, probabilmente c’è una ristrettezza dal punto di vista della libertà interiore. Vogliamo assicurarci che ad un certo punto non ci sia il rischio di perdersi del tutto… Allora ci costringiamo e costringiamo gli altri a trovare una garanzia minima contro questo pericolo.

È una paura che è sempre presente nella nostra Chiesa: il problema della libertà, la paura del lasciarci condurre per mano dal primo amore… Allora cerchiamo forme per non correre troppo, per paura di perderci, di dare via tutto, di lasciare/lasciarci totale libertà. Ci fa paura, perché non possiamo immaginarcela.

Una grande conquista interiore a cui tendere è la libertà di staccarci dal misurarci sull’esperienza degli altri: se uno fa o non fa queste cose, non dovrebbe toccarci.

I percorsi di vita sono strettamente personali: ognuno che si mette nel proprio cammino, una volta che conosce le spese concrete per vivere, le può vivere solamente con quella libertà che gli concede il proprio cammino personale… ma non per questo non resta in comunione con gli altri. L’importante è avere consapevolezza che ciascuno ha il proprio singolo percorso, non “misurabile” con i parametri degli altri.

Le cose che contano non possono essere contate: il primo amore, il sogno, l’abbiamo trovato, ci è stato donato. Stabilire un numero è solo un segno, simbolico, ma è un primo passo.

La proposta comune ci può essere ed essere lasciata libera, sapendo che il vero valore aggiunto di una vita comunitaria è lo stile con cui ci si coinvolge, è l’esserci, sapendo costantemente ritornare al primo amore, con la propria fedeltà… Se si sta con questo stile, sia trova il modo di fare propria la proposta concreta che viene dalla comunità.

Le persone è bene che stiano dentro perché sono innamorate della proposta di vita comune: il come lo sono e lo manifestano, è da lasciare alla libertà personale. È molto importante sentire che si sta bene, che gli altri sono  felici della nostra presenza e noi della loro.

Alla fine della giornata, siamo giunti all’accordo sulla proposta che ogni fraternità si impegna a sostenere i progetti Cisv al Sud, a partire dallo strumento comune dell’1% del reddito di ciascuno che verrà messo a disposizione nell’occasione del Natale Cisv.

Si è condivisa anche la proposta di non fermare qui la riflessione, ma di trovare uno strumento per permettere alle persone in fraternità non solo di restituire, ma di ragionare e confrontarsi su quali siano i propri consumi e i  propri bisogni.

Dicevano gli antichi: “Povero non è chi possiede poco, ma chi necessita di troppo”