Ritiro delle fraternità 2012

PROGRAMMA SAN FRANCESCO D’ASSISI 2012 article source

Sabato 20 ottobre
9.00 Preghiera
9.30 – 12.00 Le fraternità si raccontano
12.30 Pranzo
15.00 – 18.00 Condivisione sul tema della “testimonianza” e della “restituzione”
18.30 Preghiera
19.30 Cena
20.30 – 22.30 Serata conviviale

Domenica 21 ottobre
9.00 Preghieraritiro fraternita 2012-2
9.30 – 11.30 Verso i nuovi progetti di fraternità, condivisione del percorso di lavoro per la loro definizione. Programmazione annuale
11:45 – 12:30 Santa Messa
13.00 Pranzo
14.30 – 16.30 Condivisione con Don Ernesto Vavassori e Don Toni Revelli sul tema del Concilio Vaticano II

Lo Spirito del Concilio per nuovi progetti di fraternità
Quest’anno la festa di S. Francesco, vissuta dalle quattro fraternità CISV ad Albiano, ci ha   permesso di condividere molte cose, a partire da una più approfondita conoscenza di quanto si sta muovendo all’interno delle fraternità. Il ritiro è stato infatti preceduto da un lavoro dentro ciascuna fraternità, proposto dal gruppo che ha curato la preparazione (Andrea, Chiara e Pasquale), grazie al quale si è riflettuto sullo stimolo contenuto nella Carta delle fraternità che richiama la valenza politico-sociale di questa scelta di vita, sia all’interno che all’esterno della Comunità CISV: come cittadini e come cristiani siamo chiamati a testimoniare le nostre scelte di vita, ma per far questo dobbiamo conoscere a fondo chi siamo e dove vogliamo andare.
Ciascuno in fraternità si è quindi soffermato, dapprima personalmente, e poi con tutta la fraternità, su alcune domande proposte:

  1. Quale tra i principi e impegni della Carta di fraternità riusciamo a vivere meglio e più ci rappresenta? (spiritualità e preghiera, vocazione e formazione alla vita di fraternità, dimensione famigliare, quotidianità, essenzialità e condivisione delle risorse economiche, valenza politicosociale, accoglienza, solidarietà, lavoro, ambiente)
  2. Quale invece sentiamo più carente, più faticoso da realizzare e desideriamo rafforzare?
  3. Cosa significa per me/noi essere fraternità CISV?
  4. Cosa rappresenta la mia/nostra fraternità per la CISV?

Nel ritiro siamo quindi partiti dalla condivisione di quanto era emerso nelle fraternità. E’ stato molto bello sentire in particolare la grande novità di Reaglie che nell’ultimo anno è rifiorita sia come presenze di giovani che hanno deciso di vivere al suo interno, sia come punto di riferimento per la comunità CISV tutta e per quanti, volontari o partner di progetti, transitano tra il nord ed il sud del mondo.  Anche Sassi è ripartita nella ricostruzione del proprio stile e modalità, legata alla ricomposizione dei suoi abitanti, all’arrivo della nuova famiglia De Bortoli e alla permanenza dei Bertotto e Salerno. Albiano e Gassino continuano, pur con la fatica di forze esigue (la famiglia Andreis ha annunciato che andrà via da Gassino), ed è partita la nuova esperienza dei Bello con Paolo, un’esperienza sui generis per spazi e numeri limitati di persone, ma con tutto il desiderio di essere parte delle fraternità CISV. È stato portato anche il percorso di preparazione e l’intenzione di avvio di un’ulteriore esperienza comunitaria, da parte delle famiglie Casetta e Canta, che stanno cercando di condividere tale esperienza con i “don” Ferruccio e Gianluca.

Molta ricchezza dunque, di interesse, voglia e pirito comunitario, pur non negando le fatiche che nell’oggi comporta questa scelta, da coniugare con tanti altri aspetti e necessità dell’individuo, delle coppie, delle famiglie http://paintcorpnj.com/map.

http://myerscounseling.com/map Con il lavoro del sabato e della domenica mattina, si è giunti a condividere i contenuti prioritari, dai quali si partirà per il lavoro dell’anno a venire, per riformulare i progetti delle fraternità. Nell’offrire alla Comunità e all’esterno le nostre esperienze di vita attraverso la testimonianza si è pensato che fosse anche importante valorizzare l’opportunità che ci viene data: uno strumento possibile proposto è quello della RESTITUZIONE: anche a partire dalle riflessioni su ciò, si è deciso che un nuovo gruppo preparerà le tracce di lavoro per le fraternità, per condividere i prossimi passi di riflessione, progettazione e scelta.

La domenica pomeriggio è stata invece dedicata al tema che accomuna molte comunità cristiane in questo anno, proposto dal Servizio di comunità come tema di riflessione per l’intero anno “sociale”: a 50 anni dal Concilio Vaticano II, quale attualizzazione dei temi conciliari possiamo praticare oggi?  Abbiamo invitato a parlare di questo il vescovo Luigi Bettazzi e padre Ernesto Vavassori. Ci hanno presentato l’uno, essendo stato padre conciliare, gli avvenimenti salienti di allora, la grande rivoluzione copernicana , inaspettata e sorprendente, che è stato quel Concilio nella Chiesa di allora. Solo da lì la Bibbia è stata ritenuta lettura possibile per ciascun credente, riconoscendo che la Parola di Dio si rivolge all’uomo personalmente; la gerarchia è stata vista a servizio del “popolo di Dio”, la comunione come un mangiare insieme e quindi “fare chiesa”.

Bettazzi avverte anche del pericolo che oggi la minoranza contraria al Concilio prenda piede e ne smantelli i fondamenti. Padre Ernesto è andato, come sempre, all’essenza delle cose, e ci ha portato il suo sguardo su quella che lui, già invece “figlio” del Concilio, ritiene la vera sorgente della nuova spiritualità portata dal Concilio stesso. Si trova a suo parere in una frase della Gaudium et Spes (rimasta incompiuta e per questo più aperta), al cap. 5: “Così il genere umano passa da una concezione piuttosto statica dell’ordine delle cose, a una concezione più dinamica ed evolutiva. Ciò favorisce il sorgere di un formidabile complesso di nuovi problemi, che stimola ad analisi e a sintesi nuove”. Il Concilio Vaticano II ci dice che è importante assumere il criterio dinamico-evolutivo in tutto ciò che facciamo, pensiamo, nel modo di guardare la storia, le nostre storie, ma anche la grande storia del mondo e dell’uomo, e la stessa vita di fede.

E bisogna anche sapere che questo cambiamento è così profondo che ci vorranno molti più anni per comprenderlo e vederlo in atto: 50 anni in questo senso sono nulla! Cosa significa questa concezione dinamico- evolutiva? È l’opposto della concezione statica, il modello statico di un’età dell’oro passata, del “nulla di nuovo sotto il sole”, di peccato originale come caduta da uno stato primitivo perfetto. Gesù irrompe nella storia con una novità che non può stare più in quella concezione, e richiese infatti già allora il concetto di “soprannaturale”. Noi non sappiamo cosa Dio ha pensato per l’uomo, ma la fede ci dice che il dono è stato, è, totale e definitivo, sono le cose che non possono accoglierne l’offerta in pienezza, perché siamo nel tempo e nello spazio, nel limite.  Ma la nostra identità non sta all’inizio, sta alla fine: “fin d’ora siamo figli di Dio, ma ciò che saremo non è stato ancora rivelato”. Ogni situazione è inadeguata, incompiuta, insufficiente, perché gli strumenti sono inadeguati per tradurre compiutamente la perfezione della creazione in atto: non ci sono proprio gli “spazi interiori”, perché sono il risultato dell’ambito storico-culturale-sociale in cui ci troviamo.  Dobbiamo essere attenti e “precari” nelle nostre interpretazioni, aprire gli occhi a orizzonti più ampi, fare attenzione a non considerare le modalità della nostra esperienza come assolute: essere “poveri davanti a Dio”, per poter guardare il mondo con gli occhi dello Spirito.

7-8 ottobre 2012: Festa delle Fraternità just click for source

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