Ritiro delle fraternità 2011

Ritiro delle fraternità e festa di S. Francesco 8-9 ottobre 2011
50° anniversario della Comunità CISV

Programma per il Ritiro annuale delle fraternità
Sabato 8 ottobre
ore 10.00 ritrovo e incontro organizzativo
ore 12.00 Preghiera
ore12.30 Pranzo
ore 15.00 Incontro con don Ernesto
ore 18.00 Vespri
ore 19.30 Cena

Domenica 9 ottobre
ore 8.30 Colazione
ore 9.00 Incontro
ore 12.00 Preghiera
ore 12.30 Pranzo

Per domenica pomeriggio siamo riusciti ad aver la disponibilità di Don Gian Luca Carrega che ci proporrà una riflessione sul tema “Vita comune, radici bibliche e prospettive pastorali”.
Ci incontreremo alle ore 15.00 per ascoltare l’intervento di Don Gianluca e celebreremo insieme l’eucaristia alle ore 17.00.
Concluderemo con una merenda sinoira condividendo quello che ognuno porterà…

 

Fermarsi di fronte all’altro cambiando se stessi
Durante il consueto ritiro delle fraternità ad Albiano, anche in considerazione del periodo di sofferenza e fatica attraversato nel percorso recente dell’associazione e delle singole fraternità, la riflessione si è innescata a partire da alcune domande che hanno messo al centro il tema delle relazioni e dell’autenticità delle stesse nelle fraternità. Si può fare fraternità senza condividere se stessi?  Quali strumenti mettere in campo per condividere se stessi e su cosa?  Puntiamo sulla comunità di vita o sulla comunità “di servizi”?  E’ sempre necessario sforzarsi di negoziare su pensieri e posizioni, oppure ci si può affidare ad uno sviluppo naturale delle posizioni, nella convinzione che dalla condivisione della vita emergeranno scelte consensuali?  L’umiltà, il riconoscersi bisognosi è proprio così essenziale per il nostro vivere insieme?

Con l’aiuto di don Ernesto Vavassori si è tentato di dare alcune risposte preliminari.  L’aprirsi nella relazione, lo scoprirsi e mettersi in gioco, è contagioso. È però importante coltivare questa apertura mantenendosi autentici perché l’autenticità porta un surplus di umanità che permette di aprirsi anche al servizio e agli altri in modo originale. Bisogna quindi evitare la tentazione di ridurre il molteplice ad uno , perché non esiste una “ricetta” sempre valida per ciascuno allo stesso modo. Riflettendo su ciò sono emerse nuove domande, più pregnanti che ci hanno permesso di andare più in profondità.

Ci vuole più amore nella coppia o in fraternità?  Cosa cercavamo quando scegliemmo la fraternità e cosa vi abbiamo trovato?   Dalle diverse esperienze e risposte, don Ernesto ha tratto la conferma che c’è necessità di amore per vivere in fraternità (forse questo è l’essenziale) ma ci sono tanti modi diversi d’essere fraternità. La fraternità di servizio è lo strumento e non va confusa con lo scopo, che è sempre e solo la vita.  Su questo facciamo fatica perché non veniamo educati ad immergerci nel gusto della vita, ma a vivere come in una struttura di servizi.  Non esiste una comunità di vita in senso assoluto: neanche la vita di Gesù con i suoi lo fu.  Specchiandosi nell’altro egli è stato costretto, continuamente, ad aggiustare il tiro, cioè a modificare se stesso.

Il punto di partenza è la profonda consapevolezza del fatto che possiamo solo essere noi stessi, non pretendere di cambiare gli altri: questa è l’autenticità. Ma il Paradiso, l’autenticità, sono punti d’arrivo, mai di partenza, pertanto le forme comunitarie sono la possibilità di condividere pezzi di vita, non già il tutto, perché non possiamo sapere a cosa siamo chiamati se non per questo momento. La comunità di fondo, che tutti ci possiede, è la vita: una comunione profonda che non dipende da noi e che nessuno può perdere, neanche se lo volesse.  Condividere un pezzo di vita significa fermarsi di fronte alla soglia dell’altro, lasciarci incrociare dal suo sguardo, un altro sguardo.  Ed è la vita stessa che ci obbliga a rispondere.  La fraternità non è un fenomeno naturale, perché naturale è la vita, mentre la fraternità è una scelta, tra l’altro una scelta a senso unico: parte da sé e non è detto che trovi corrispondenza.  L’accoglienza della vita è dunque anche assumersi il rischio di rimanere pochi, soli; persino di sparire, senza paura, perché la paura è mancanza di fede.  Anche il servizio, ha senso per servire la vita, e richiede dunque conversione dalle chiusure, da schemi e modelli, perché la vita è contraddittoria, non logica, tiene dentro una cosa e anche il suo contrario.  Le contraddizioni nel Vangelo sono spesso portate ad esempio: il figlio prodigo e suo fratello, i lavoratori della vigna di inizio giornata e quelli dell’ultima ora, il figlio che risponde sì e non fa e quello che risponde no e fa.  Il modello presentato nel Vangelo è dinamico-evolutivo: si cammina e si cambia.  Al centro vi è sempre la carità che permette di condensare passato e futuro nel presente pienamente vissuto e con ciò conferisce un attributo di eternità alla vita. La vita comunitaria implica la volontà di stare di fronte allo sguardo delle persone con cui viviamo. È scelta, scommessa, ma anche prova, sperimentazione, ascolto e discernimento.

Come discernere allora le contraddizioni che esistono all’interno della vita?  Non ci sono ricette per essere fraternità di fede; è solo il presente che può dire come discernere, ma il Vangelo indica alcune strade. Ad esempio Matteo, 18, (15-20), dopo i vari passaggi, conclude con “ sia per te come un pagano e un pubblicano ”, ovvero uno di quelli che Gesù metteva al centro, circondati dalle preghiere della comunità tutta, da amore e accoglienza.  È necessario cercare di vivere le relazioni in chiave evangelica e servono momenti forti di confronto e verifica per mettere al centro la difficoltà e aiutarsi a discernere.  Esistono diverse modalità di servizio che chiedono di esprimere la comunità di vita nella consapevolezza che essa è sempre più grande di quanto noi possiamo percepire.  Ad esempio, la fraternità è un momento, un’espressione, un “sacramento” di quella realtà più grande che è la CISV, e anche questa è solo un’espressione della comunità di vita che anima la storia. In conclusione l’essenza della fraternità è guardare l’altro, fermarsi sulla soglia di quello che egli può dare ed essere: è molto difficile, ma è importante per “sgomberare il campo dagli ostacoli che noi stessi frapponiamo affinché lo Spirito venga”.

8-9 ottobre 2011: Festa delle Fraternità

Da CisVinforma