Ritiro delle fraternità 2010

Ritiro annuale e festa delle Fraternità 2010

Venerdì 1 ottobre
Ore 16.00 Ritrovo al Castello di Albiano
Ore 16.30 – 18.30 Momento di confronto sul tema insieme a d. Ernesto per quanti potranno
già essere presenti
Ore 19.00 Vespri
Ore 19.30 Cena
Arrivo di tutti i partecipanti
Ore 20.30 Condivisione delle personali esperienze e riflessioni a partire dalle domande
proposte nella traccia e con l’apporto del confronto del pomeriggio

Sabato 2 ottobre
Ore 8.30 Lodi
Ore 9.30 -13.00 Sintesi delle questioni emerse nella serata.
Intervento di Don Ernesto e confronto
Ore 13.00 Pranzo
Ore 15.00 Incontro con Piero Maglioli autore del libro:
“Il matrimonio: un segno da interpretare”
Confronto
Ore 19.00 Vespri
Ore 19.30 Cena

Domenica 3 ottobre – Festa delle fraternità
Ore 10.30 Ritrovo della Comunità CISV
Restituzione delle riflessioni svolte
Ore 12.00 Eucaristia e rinnovo degli impegni di fraternità
Ore 13.00 Pranzo condiviso

Spunti del Coordinamento delle fraternità in preparazione dell’incontro.
Nei ritiri di fraternità degli ultimi anni con d. Ernesto Vavassori, abbiamo parlato molto di Gesù ma anche di relazione.
“Mamma, parliamo un po’? Inizia tu”. Da questo esempio d. Ernesto era partito per raccontarci come sia nella relazione che scopriamo noi stessi, come sia l’Altro a costituirci e crearci quali siamo: le persone fisiche con cui entriamo in contatto e intimità, ma anche l’Altro in quanto “diverso”, straniero. In questo concetto entrano tre grandi categorie: se stessi (siamo stranieri a noi stessi); l’uomo per la donna e la donna per l’uomo; infine Dio, che è l’Altro per eccellenza.
Quest’anno abbiamo chiesto a d. Ernesto di accompagnarci nella riflessione sul tema dell’amore dentro la relazione. Lui ci ha proposto di partire non da una sua relazione, ma da noi, e cioè che ciascuno, personalmente o in coppia, porti la propria esperienza e da lì d. Ernesto si aggancerà per una riflessione meno teorica e più contestualizzata, nell’ottica che gli è propria, di fede in Cristo.
Seguirà inoltre un confronto, più specifico sul matrimonio, con un’altra voce: Piero Maglioli, ….

Proviamo quindi ad introdurre con alcune piccole riflessioni e domande il tema del ritiro, per poterci meglio confrontare.
Con la relazione è intimamente connesso il concetto di amore. Spesso per chi si sposa l’amore per eccellenza diviene l’esperienza che avviene dentro la relazione con il/la proprio/a compagno/a.
Lì, ma non solo, anche nelle nostre relazioni originarie, con il padre e la madre, con i figli, nelle amicizie, facciamo esperienza di relazioni in cui sentiamo all’opera forme di amore… Lì, spesso, si generano anche molti equivoci, con i quali ci si scontra: la coppia perfetta, l’essere i figli o i genitori ideali, la fraternità di vita, ecc. ecc….
Le relazioni concrete, specifiche, attraverso le quali facciamo questa esperienza di amore, spesso hanno la funzione, proprio in quanto ci mettono in relazione con un altro da sé umano, concreto, limitato, di smascherare gli equivoci, gli ideali di perfezione, l’immagine ideale che abbiamo anche di noi stessi.
Oggi la relazione di coppia e le relazioni d’amore in generale sono profondamente più fragili di un tempo, ma forse ci aprono a percorsi di grande autenticità, che però vanno ragionati, compresi, anche condivisi nella riflessione, per poter essere affrontati, perché diventino fonte di crescita e non distruttivi. Anche alla luce della fede, anch’essa però fede matura, che non si regge solo su risposte di altri, su norme e dogmi, ma che deve trovare sbocco in un cammino personale ed esperienziale autentico e vero per ciascuno.

Proponiamo qui alcune domande, per riflettere e portare nella condivisione la nostra esperienza:

  • Cosa penso che sia una relazione d’amore?
  • Cosa pensiamo significhi sposarsi e promettersi fedeltà, dopo anni di esperienza di matrimonio?
  • Che relazione hanno con Dio queste relazioni di amore?
  • L’amore, l’affettività, l’intimità e la sete che di essi abbiamo, possono compiersi a pieno in un rapporto solo, umano ed esclusivo? Come?
  • Cosa mi dicono o mi hanno detto le situazioni di apparente fallimento di relazioni, di matrimoni, che ho vissuto o sentito da vicino?

Alleghiamo le poesie di Gibran, sull’Amore e il Matrimonio, pensando che dica cose molto alte, ma anche difficilmente comprensibili e che raramente si riescono a sperimentare: possiamo anche su queste riflettere. Quando abbiamo fatto esperienza di un tal genere d’amore? In che relazione stanno amore e matrimonio?

Torino, 10 settembre 2010

 

L’amore dentro la relazione
Nel ritiro delle fraternità quest’anno abbiamo aperto un tema molto profondo e personale, su cui non sempre è facile discutere e confrontarsi, paradossalmente ancor più nelle fraternità, perché dirsi e scoprirsi nella propria intimità con le persone con cui condividi la vita di tutti i giorni è estremamente delicato.
Si è partiti dal raccontarsi dentro le proprie relazioni (di coppia, in quanto nella giornata di venerdì eravamo tutte coppie), e sono state evidenziate in particolare alcune questioni:
la relazione di coppia è qualcosa che sposta dalle proprie previsioni, perché ti espone ad un rapporto in cui l’altro non ti lascia stare dove sei.
La relazione è la cosa più centrale e complessa della vita umana, dentro di essa ti accorgi che non tutto si vuole, si riesce a dire, però c’è dentro tanto: erotismo, attrazione, vicinanza, piacere, ma anche difficoltà. Certo bisogna trovare delle dimensioni di soddisfazione, non si può stare solo per obbligo.
Entrando pienamente in relazione si avverte qualcosa che va oltre la persona, l’umano: in alcuni momenti di incontro intenso, nell’avvertire l’altro senti che è davvero “altro”, senti qualcosa che va aldilà di te, oltre il finito, qualcosa di spirituale, o divino.
Nella quotidianità stare in relazione a due significa anche spesso rinunciare a parti di sé e scoprire le parti più nere di sé: è positivo, ma sicuramente faticoso.
La vita di fraternità può essere a volte utilizzata come occasione per svicolare dalla relazione e dalla sua dirompenza, ma può essere invece opportunità di crescita.
I figli cambiano la relazione, portano vita ma anche problemi e rendono più complesso il cammino di coppia, lo mettono alla prova.

Don Ernesto Vavassori, a partire da questi spunti, ha sviluppato il suo intervento, aprendo questioni con molte domande, e partendo da un assunto fondamentale: “in principio” c’è proprio la RELAZIONE.
È questa l’elemento fondamentale e fondante, è la metafora che perfino a livello di fede viene utilizzata per dire il mistero che è Dio, indicibile e inconoscibile: è la Trinità, che vuol dire Relazione.
Il senso dell’essere salvati “per grazia”: da parte nostra non potremo mai essere noi a salvare ma dovremo supporre che questo mistero che è Dio possa salvarci indipendentemente dalla nostra risposta.
La relazione è prima di tutto, è al centro: è quindi prima della coppia, dei figli, delle cose da fare e degli ideali. È una pluralità di situazioni, attenzioni, modi di essere presenti alla realtà.
La relazione è dunque il fondamento, tutto il resto sono modalità possibili.
Un posto centrale in essa è tenuto dall’Eros, il piacere che nasce nell’ambito carnale, del fisico… tutta la tradizione cristiana parla di corpo: “questo è il mio corpo, questo è il mio sangue”; l’unica cosa che Cristo ci ha lasciati non è la parola quanto il corpo. L’esperienza fondamentale per il credente è infatti l’Eucaristia (“questo è il mio corpo”): il segno del divino, l’unica cosa che Lui ci lascia è la realtà più materiale e necessaria.. Più universale e necessaria di tutti che è il pane, il suo corpo: è il segno del divino e della vita che continua nella storia, nel segno del pane.
Nella relazione d’amore hanno quindi un posto centrale il piacere e i sentimenti, ma anche la volontà: amare uguale a voler amare: l’amore è un atto di volontà, non un sentimento.
Gesù nei vangeli non chiede mai di essere amato, né di amare Dio: l’unico comando è “Amatevi gli uni gli altri, come io ho amato voi.” Parlando dell’amarsi, quindi, mette fuori campo Dio.
Ma nella relazione, in genere, una persona basta? Teresa D’Avila dice “Dio solo basta”, che vuol dire che non c’è nulla che ci basti: la realtà della relazione è un desiderio illimitato e infinito.
Il tema della fedeltà è fortemente presente nella storia della salvezza: questa è infatti la storia di una relazione completamente sbilanciata, è l’ostinata affermazione della fedeltà di Dio verso Israele, continuamente infedele. Con Gesù Dio sancisce che siamo “salvati per grazia”.
Amare e tradire è un’equazione, su cui interrogarsi: significa consegnare, consegnarsi, quindi lasciare andare, lasciarsi consegnare.
La relazione è una realtà da costruire o si tratta di lasciarci costruire dalle relazioni che intraprendiamo?
Che finalità assegniamo alla relazione?
Spesso nelle relazioni più intime finiamo per non trattarci nemmeno da amici, talvolta nelle relazioni di coppia si originano forme orribili di male e cattiveria, e allora può essere necessario passare attraverso distacchi anche lunghi o definitivi.
Altro tema è quello delle stagioni dell’amore: un conto è amarsi/relazionarsi all’inizio e come cambia in seguito, il fattore tempo è da considerare in quanto noi siamo tempo (quanto difficile è considerare questo). La nostra struttura di essere umani è “essere tempo”: le cose, anche le relazioni e l’amore, evolvono, cambiano, non si può stare in eterno dentro lo stesso identico amore. Bonhoeffer scrive che un rapporto di coppia si costruisce quando muore l’ideale dell’amore di coppia, l’ideale del partner. La fedeltà di cui parla il Vangelo è proprio qui: “io spero (credo) che aldilà di questa morte lei/lui possa rinascere”. Quello che io credo nella fede, molte volte, esistenzialmente, è una via lunga e faticosa per il mio cuore.
La fedeltà è dunque amore che dura perché si trasforma, è capace di camminare e muoversi con i ritmi dell’esistenza, non perché è identico a se stesso.
È crescere nello spirito: un percorso di apertura costante e continua ad un mistero infinito. Concepire il fluire del tempo e dell’età come arricchimento di senso ci costringe a cambiare continuamente.
La conversione di oggi è rivedere la concezione di peccato e perdono. Dio non può che essere concepito come misericordia infinita: il peccato è un’ossessione nostra, ma Dio è lontano dalla categoria del peccato.
La nostra affettività è sotto il segno della fragilità, non del peccato: ci sono grandi sofferenze oggi nell’intimità personale e portano l’incapacità di stare con gli altri, senza esserne consapevoli. “Perdona loro, perché NON SANNO quello che fanno”. Ci allontaniamo da ciò di cui abbiamo bisogno. Uccidiamo l’amore assoluto.
Riconoscere l’altro ferito, non peccatore, non ci fa sentire buoni perché perdoniamo, ma ci fa riconoscere che anche noi siamo feriti e abbiamo per questo contribuito in qualche modo alle sue ferite.
Non si tratta più di aver paura di noi stessi, o di un Dio giudice, perché è questo che ci porta ad accusare l’altro: c’è paura, Dio che ci fa paura ci interpella, noi ci sentiamo accusati e dobbiamo cercare un colpevole.
Se ci muoviamo invece nella certezza d’essere comunque amati da Dio, ciò esclude il cercare il colpevole, e ci comporta il metterci in discussione: solo così possiamo incontrare l’altro e iniziare un nuovo camminare insieme.
Oggi c’è una forma ascetica essenziale, di purificazione, molto forte e faticosa: è la fatica di cercare la relazione.
Il progetto che è scritto in noi è l’essere a immagine e somiglianza di Dio: l’Eden non è in principio, è il fondamento, ma è alla fine, è il compimento. La realtà di partenza è il conflitto, la paura, tra Adamo ed Eva.

Nella seconda giornata, si sono aggiunte varie coppie della Comunità Cisv. Piero Maglioli ci ha portato una sua riflessione, contenuta nel libro che ha da poco scritto, “……………………”: partendo dall’idea della necessità, per un cristiano, di leggere i segni dei tempi (invito nato dal Concilio Vaticano II), egli ha cercato di leggere il senso della fragilità dei legami affettivi e del sacramento del matrimonio, cercando di capire come Dio si stia manifestando in questo. Il vero significato del matrimonio, dice Maglioli, è il sacrificio: la croce di Gesù ci parla della sua relazione con la Chiesa.
È la relazione specifica tra le due persone sposate che diventa sacramento, la grazia si manifesta in maniera unica e irripetibile in ogni coppia, finché si manifesta la volontà di restare in relazione. L’azione di Dio è infatti misteriosa. Dio, creando il femminile, ha utilizzato “negheb”, non la costola, ma il “fianco”, che letteralmente vuole dire “porsi davanti”. Ci ha voluto dire: “Ti do una realtà che sia CONTRO di te: ti sta davanti nella diversità, ti pro-voca, ti mette in moto”.

Domenica abbiamo concluso condividendo e confrontandoci con altri amici Cisv sulla sintesi di quanto era emerso nelle due giornate precedenti. Si è aggiunto un interessante richiamo ad Heidegger, in quanto riconosce l’essere umano proprio in quell’esserci nel mondo, richiamato dal concetto di Vavassori di “essere nel tempo”: siamo in relazione in un tempo che ci modifica, ci sono velocità personali e cammini diversi. Le diversità allontanano, a meno che non riusciamo a prenderci cura di queste metamorfosi, a riconoscerle come un fatto e a trattarle: prendersene cura, è un modo per accompagnarsi nel cammino che è personale di ciascuno. Eros – Filia – Agape sono dimensioni concretamente in atto nel matrimonio, non sono astrazioni: vederli nella dinamicità, saperli accompagnare senza volerli fermare, uccidendoli, ci aiuta a discernere ciò che è essenziale al nostro vivere insieme.

Infine nella messa, celebrata da d. Toni Revelli, è stata portata l’intenzione unitaria delle fraternità di proseguire il loro cammino di impegno, richiamandosi alla sfida gioiosa che vuole essere la vita di fraternità, come scritto nella Carta, rimettendo però anche a Dio le fatiche che si stanno concretamente attraversando in questa fase.