Ritiro delle fraternità 2008

Ritiro delle fraternità – Festa di San Francesco 2008

Il ritiro delle fraternità realizzato ad Albiano d’Ivrea il 4 e 5 ottobre 2008 ha permesso alle fraternità di riflettere su due temi particolarmente importanti.
Il primo, connesso al senso dell’esperienza di vita vissuta al suo interno, è stato animato da una bellissima relazione introduttiva fatta don Ernesto Vavassori a partire dalla frase “Venite e Vedete”.
Il secondo tema è stato animato da  don Toni Revelli con una relazione dal titolo “Relazioni umane e capacità di accoglienza”.
Al termine del ritiro è stato redatto un documento all’interno del quale riproporre le caratteristiche fondamentali dell’esperienza delle fraternità in modo da poterlo comunicare all’esterno e il programma di lavoro dell’anno a venire.
La festa è stata l’occasione anche per la proiezione del video “Le fraternità Cisv”.

Spunti di d. Ernesto Vavassori: “Venite e Vedete”
I due discepoli lo udirono parlare così e si misero a seguire Gesù. Gesù si voltò e vide che lo seguivano. Allora disse: “Che cosa volete?” Essi gli dissero: “Dove abiti maestro?” Gesù rispose: “Venite e vedrete”. Quei due andarono, videro dove Gesù abitava e rimasero con lui il resto della giornata. Erano circa le quattro del pomeriggio. (Gv 1,37-39)

Queste sono state le parole evangeliche poste al centro della nostra attenzione e che hanno ispirato le riflessioni che Don Ernesto ha offerto alle fraternità durante il ritiro annuale che si è svolto ad Albiano poco prima della festa di S. Francesco. Questo ritiro spirituale si poneva al termine di un cammino annuale in cui ci siamo interrogati sul modello di vita comunitaria che vogliamo costruire e sul ruolo che hanno le fraternità all’interno della Comunità CISV. Come persone e come credenti è sempre necessario chiederci a che punto siamo nel cammino umano di crescita e di sequela; il rischio è quello di fermarsi ad una osservanza di precetti e di perdere di vista il Maestro, di non coltivare una relazione di comunione vitale con lui.

Prima di andargli dietro, nel testo evangelico, si distinguono i due tempi della vita, un prima e un dopo. La prima domanda che ognuno di noi dovrebbe farsi quando si pone in ricerca del suo essere umano, della pienezza dell’umano, è “cosa cerco”, qual è il desiderio più profondo, qual è il senso della vita: è la domanda che Gesù pone ai due che avevano udito le sue parole. E subito dopo la domanda che pone Giovanni è “dove abiti”? Abitare da lui, nella sua casa, è il desiderio che nasce subito dopo aver sperimentato che solo lui può riempire la nostra umanità in modo pieno. Gesù risponde: “Venite e vedrete”.

La domanda diventa: “ma cosa c’è di interessante da vedere in quest’uomo chiamato Gesù, c’è un punto della sua casa dove si vede chiaramente il senso della storia umana”. Questo luogo è un mucchietto di pietre dove avvenne lo “spettacolo” della croce. Il Figlio dell’Uomo non è venuto per essere servito, ma per servire. La Croce di Gesù diventa il compimento della sua vita, il momento più alto in cui si esprime la coerenza di tutto il suo percorso precedente. E lo spettacolo lo conclude un pagano, il centurione, che vistolo morire in quel modo, dice: “veramente quest’uomo è figlio di Dio”. La morte di Gesù non è stato altro rispetto alla sua vita: non si può morire in quel modo se non si è vissuto in quel modo, con la profonda fiducia nel Padre, che voleva dire per lui dono totale di sé agli uomini. Dio ha tanto amato il mondo che ha dato suo figlio. Gesù in questo senso profondo ha preparato nel corso della sua vita la sua morte. La croce diventa l’ora a cui lui si prepara sin dall’inizio.

La contemplazione del Crocifisso è stata per Francesco l’esperienza fondamentale; diceva sempre: “L’amore non è amato!” e anche: “Noi dobbiamo amare molto l’amore di colui che ci ha molto amato”. Lo “spettacolo” della croce è il segno di un amore smisurato che ci attira, ci trasforma, ci conforma e ci rende felici perché nel donarci, nell’amore realizziamo la nostra umanità. Mettersi alla sequela di Gesù significa misurare le nostre fragilità e le nostre resistenze ma significa anche verificare che le sue parole sono sincere: “venite e vedrete”. Vedrete cioè una vita umana veramente piena perché è diventata dono sempre rinnovato. Ci resta da valorizzare nella vita comune quotidiana questo prezioso momento di ascolto della parola Evangelica e di incontro con l’amore di Dio che si è reso cosi affascinante nella vita e nella Pasqua di Gesù.

 

Don Toni Revelli:  Relazioni umane e capacità di accoglienza
La fraternità non è da intendersi come una piccola chiesa separata dalla Chiesa ma come una autentica realizzazione della vita di Chiesa.

  1. Bisogna in primo luogo vedere fino a che punto abbiamo accolto la promessa della rivelazione di Dio.
  2. Inoltre si deve evitare di cadere nel rischio di guardare gli altri dall’alto di un piedistallo. Il Concilio Vaticano II ha previsto che i laici debbano prendere l’iniziativa come credenti non clericali.

Quando si insiste a dire ciò qualcuno dal Vaticano ammonisce che la Chiesa non è una democrazia, e dice il vero. La Chiesa infatti è molto di più: è una comunità in cui i rapporti sono molto più stretti e vincolati che in una democrazia. La vita di comunità è incontro di persone, ha i legami che derivano dalle relazioni umane. Il metodo con cui vengono prese le decisioni deve essere rispettoso di questo assunto; la spiritualità che ci sta dietro è questa. Non sta nelle parole che diciamo: se la parola esprime la vita allora è spiritualità altrimenti è un belletto, è ipocrisia. La preghiera con Dio che in primis è parola, è spiritualità se abbiamo accolto il dono di Dio e cerchiamo di realizzarlo. C’è da chiedersi che senso hanno certe eucaristie nelle nostre chiese. Che senso ha fare la comunione se non siamo in comunione con gli altri?

La fraternità è una comunità fondata su una comune origine, un padre, una madre e dei figli. In una famiglie si vive veramente la fraternità ma bisogna stare attenti a non credere che questo sia un fatto automatico: la stessa famiglia spesso può diventare uno stimolo all’individualismo e alla carriera. Per noi, fraternità, più che un fatto di madre e padre fisici, diventa un fatto fondato sulle comuni motivazioni. Comuni non significa identiche; la fraternità non può ammettere l’intruppamento.

La truppa discende da una imposizione esterna, la fraternità invece è scelta di vita, è risposta ad una chiamata. Ognuno nel suo piccolo può pensare alla motivazioni con cui si è avvicinato agli eredi di questo progetto che via via si sono avvicendati a partire dalle signorine della CISD, quelle “miss” che portavano comunione là dove c’era tensione. Come ricorda il papa “anche i laici sono chiamati alla santità”. Questa espressione nella Chiesa ha una storia.

Anche Francesco voleva gente che seminasse la voglia di comunità, non gente che facesse congregazioni. Non voleva costruire luoghi privilegiati e separati dalla società. Bisogna ricordarsi sempre che la Chiesa è laicato, il clero dovrebbe solo essere l’insieme delle persone a servizio dei laici. Si dice: “i preti e le suore hanno una vocazione”. E allora? Gli altri non ce l’hanno? La vocazione è chiamata ed è nel Battesimo che siamo stati chiamati. La croce indica fino a che punto siamo chiamati a volerci bene, vuol dire offrire una disponibilità piena a donarsi totalmente all’altro.

La famiglia cristiana dovrebbe vivere l’amore coniugale, paterno e filiale per imparare a vivere l’amore nella società. La capacità di accoglienza è poi stata sottolineata da Don Toni come tratto distintivo delle fraternità. In effetti l’accoglienza è sempre stata un punto qualificante della vita di fraternità. L’obiettivo a cui tendere è riuscire a vivere l’accoglienza in ogni tempo nelle forme che le mutate condizioni sociali dettano a allora bisogna chiedersi: come possiamo declinare l’accoglienza oggi?

Al termine dell’ intervento si è aperto un confronto nel quale hanno preso la parola:
Piera Gioda ha messo in evidenza che nella CISV diamo valore massimo ad una visione partecipata della democrazia, Tutti dobbiamo darci i valori e gli impegni concreti che possiamo prenderci, in autonomia, per essere protagonisti. Le fraternità sono uno dei membri che compongono il corpo (usando la felice metafora di San Paolo sul corpo mistico della Chiesa). Ogni membro è diverso dagli altri ma tutti sono importanti perché percorsi dalla stessa vita. Volendo si può prendere anche l’immagine della pannocchia di mais e dei chicchi in essa contenuti, così cara a Rigoberta Menchù. Sarebbe bello se ogni membro fosse così coerente e omogeneo da fare percepire la realtà di tutta la CISV. Le fraternità in primo luogo dovrebbero essere emblematiche di questa esigenza dell’essere rappresentativi dell’associazione nel suo complesso anche se ne sono solo una parte. Devono infondere speranza ad un mondo che ha fame di speranza.

Mario Sanguinetti ha messo in evidenza tre aspetti per i quali le fraternità hanno senso: vivere in comunione per fare comunione, stabilire un cammino spirituale che nutra l’organismo, riscoprire la centralità dell’ascolto della parola e delle formidabili modalità con cui essa raggiunge ciascuno.

Al termine del dibattito le fraternità hanno presentato un documento comune riportante il cammino delle fraternità nell’ultimo anno, il modello delle fraternità CISV e gli impegni presi per il 2009. 

IL CAMMINO DELLE FRATERNITA’ CISV 2008
Il cammino che abbiamo iniziato a S. Francesco 2007 riguarda la riflessione sul modello di fraternità che condividiamo e sul ruolo che le fraternità hanno all’interno della comunità. Questo percorso s’inserisce anche nel quadro della programmazione triennale della Cisv, in cui le fraternità si sono poste, tra gli altri, l’obiettivo del rilancio e la promozione dell’esperienza della vita comune sia all’interno che all’esterno della Cisv.

Abbiamo preso consapevolezza di un cambiamento che si è verificato nel corso del tempo nelle dinamiche interne alla Comunità: nella Cisv delle origini, la fraternità era il punto di riferimento, il “cuore” del progetto. Oggi invece le fraternità sono una delle realtà della Cisv, che ha molti settori diversi. Si tratta di un ambito che ha perso la centralità, anche perché le appartenenze, ai nostri giorni, tendono ad essere plurime, cioè significative ed importanti ma parziali; è quindi importante la ricerca di una nuova collocazione all’interno della Comunità. Questo cambiamento interroga in primo luogo le fraternità, ma pone anche a tutta la Comunità un interrogativo su quali siano oggi i luoghi e i modi con cui la Comunità accoglie e accompagna coloro che vogliono unirsi al suo cammino, facendo sintesi del progetto che la anima.

La scelta di vivere insieme nelle fraternità Cisv rende evidente il desiderio di partecipare e di coinvolgersi decisamente nel progetto che la Comunità ha descritto nella Carta Programmatica e nella Carta delle Fraternità. Noi crediamo che la Carta delle Fraternità proponga un progetto di vita entusiasmante e significativo, impegnativo e solido nelle sue motivazioni antropologiche, sociologiche e teologiche.

Pertanto:
Vogliamo impegnarci per viverlo al meglio delle nostre possibilità, perché le nostre fraternità diventino luoghi in cui persone singole e famiglie condividono un cammino di spiritualità che tutti possono sperimentare;
Vogliamo impegnarci ad essere accoglienti e disponibili per diventare, nel territorio in cui viviamo, un’occasione di incontro tra le persone e il mondo della solidarietà internazionale in cui la Comunità è coinvolta.
Vogliamo potenziare il coordinamento tra le diverse fraternità:

  1. Per pensare a un cammino formativo e di confronto;
  2. Per meglio esprimere la proposta della vita comune alle diverse realtà interessate a costruire modalità di vita di tipo comunitario;
  3. Per strutturare tale proposta e accogliere coloro che si vogliono avvicinare alle fraternità.

IL MODELLO FRATERNITÀ CISV Le centralità dell’esperienza delle fraternità Cisv sono: 1. Cammino spirituale delle fraternità e con la comunità 2. Condivisione 3. Servizio 4. Stile di vita

Così declinate: Cammino spirituale delle fraternità

  • Momenti privilegiati di silenzio, ascolto della Parola, approfondimento del significato della fede (quotidiani, settimanali aperti anche ad amici che non vivono in fraternità)
  • Alcune giornate residenziali di ritiro nell’arco dell’anno, per riflettere solitamente con l’accompagnamento di persone esperte di teologia
  • Caratteristiche di questo cammino vogliono essere: collegialità, sobrietà rituale, confronto spirituale spontaneo e paritario

Cammino spirituale con la comunità

  • Partecipazione e/o animazione dei momenti di ritrovo comunitari
  • Incontri di riflessione nei tempi liturgici forti (avvento, quaresima)

Condivisione

  • Delle spese di gestione delle strutture e delle spese alimentari
  • Dei tempi di vita e degli spazi comuni
  • Sostegno finanziario ai progetti Cisv nel sud del mondo (restituzione)
  • Assunzione e verifica delle decisioni in modo collettivo

Servizio(con un’attenzione particolare alla solidarietà verso il Sud del mondo)

  • Accoglienza di volontari/cooperanti Cisv o partners dei paesi interessati dai progetti
  • Accoglienza di persone in difficoltà
  • Attività di animazione nel territorio
  • Accoglienza dei momenti associativi Cisv

Stili di consumo

  • Attenzione ai consumi e alle scelte (commercio equo, ridurre, recuperare, riparare…
  • Autoproduzione

IMPEGNI PER IL 2009

  1. “Promozione” delle fraternità attraverso: · video, pieghevole, momenti di presentazione pubblica, … · all’interno delle assemblee e nel notiziario Cisv · offrire la possibilità di vivere dei momenti residenziali a chi è interessato
  2. Cammino spirituale delle fraternità · un momento di preghiera settimanale aperto anche ad esterni · festa delle fraternità S. Francesco · due o tre giornate di ritiro ogni anno · momenti di formazione e confronto aperti alla comunità Cisv
  3. Cammino spirituale con la comunità · partecipazione e animazione della feste di Pentecoste · partecipazione alle vacanze comunitarie · accoglienza e supporto animativi al campo bimbi Cisv · incontri di riflessione nei tempi liturgici forti (avvento, quaresima) · triduo pasquale (lavoro e preghiera a partire dalla cena ebraica del giovedì santo)
  4. Percorso di conoscenza/informazione per l’ingresso in fraternità Per chi decide di fare esperienza di fraternità, sono previsti degli incontri di conoscenza e informazione sulla vita di fraternità.
  5. Formazione permanente Avviare un percorso formativo sul tema della spiritualità aperto ai componenti delle fraternità, della Comunità, e ad altri amici interessati all’esperienza della Cisv
  6. Cene interfraternità: continuare il percorso già avviato che potrebbe arricchirsi con momenti di confronto e scambio, in modo da rafforzare un reciproco supporto e aiuto nel cammino quotidiano
  7. Verifica Le fraternità, in maniera congiunta, faranno annualmente una verifica ed una valutazione del proprio percorso che verrà presentata nell’assemblea di bilancio Cisv.

Albiano d’Ivrea, 5 ottobre 2008

Scarica: Modello delle fraternità Cisv 2008